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Regalami parole

È quasi Natale e non ho fatto ancora nemmeno un regalo. Ma non per pigrizia né tantomeno per avarizia. Amo fare i regali.

Di quelli che quando li apri, resti sorpreso, perché sono pensati, sentiti e soprattutto, perché non te li aspetti. Ma come si fa a fare regali inaspettati quando chiunque si aspetterebbe un regalo?! Non si può.

Per questo detesto fare regali a Natale. Per questo, di norma, non ne faccio.

Passo davanti alle vetrine e vedo la frenesia delle persone che, noncuranti del gelo e dei sovrapprezzi, inondano i negozi lottando per accaparrarsi l’ennesimo portafoglio, l’ennesimo paio di guanti.

Avete idea di quante mani abbia una persona? Cosa se ne farà mai di un paio di guanti differente ogni anno! E del portafoglio poi, vogliamo parlarne? Io ne avrò almeno cinque o sei a casa, chiusi nell’armadio, in attesa che il mio sia così pieno di soldi da doverne portare in giro due o tre alla volta per farceli stare tutti..

Chissà, forse un giorno mi serviranno, mi dico speranzosa.

Mille pacchettini colorati, il suono della carta lucida che si incontra e scontra dentro ai sacchetti immensi, come tante borse di Mary poppins, nella speranza di ricevere in cambio un sorriso. Le carte di credito che guizzano veloci sulle macchinette, rendendo le tredicesime sempre più esigue. E le commesse sorridenti che ti vendono ciò di cui non hai mai avuto bisogno fino a quel momento, facendotelo sembrare d’un tratto indispensabile.

È l’era del consumismo. Evviva!

 

Ma davvero per voi non è di gran lunga più bello ricevere un regalo anche di basso costo, ma pensato, che vi dia il segno tangibile di esser stati ricordati, esser stati presenti nella mente di quella persona per voi importante, magari in una normalissima mattinata d’autunno, lontano da qualsiasi festa, lontano da obblighi e ricorrenze?

Quando capita, io lo adoro.

E quell’oggettino di poco valore, tanto pensato e non socialmente imposto, acquista un valore inestimabile, molto più alto di qualsiasi altra cosa.

È un oggetto che mi parla davvero di te, di quello che pensi di me, che provi. Non un obbligo sociale dettato dal calendario. Mi fa pensare a te che, passando li davanti per puro caso in una mattina come tante, hai pensato a me per una frazione di secondo, ti sei immaginato il mio sorriso ed hai deciso di farmelo sapere, lasciando così un segno.

Ma a Natale no. E nemmeno al compleanno o all’anniversario. Perché per farmi sapere che mi vuoi bene non serve il calendario. Per farmi quella telefonata che da tempo volevi farmi, non c’é bisogno di una ricorrenza come scusa. Perché se mi vuoi bene, me ne vuoi sempre, non solo a Natale.

 

Ma se proprio senti di volermi fare un regalo, allora fammi qualcosa che davvero mi faccia piacere. Fai quello che farei io.

Non spendere inutili soldi nei negozi comprando cose inutili, piuttosto dalli ad una buona causa. Mi renderebbe certamente più felice.

Se vuoi il mio sorriso, regalami parole. Ma non quelle di un altro. Se vuoi farmi davvero sentire pensata, se vuoi che io pensi che mi vuoi bene e che a me ci tieni davvero, scrivimi una lettera. Le tue parole, regalo che nessuno mai potrà portarmi via e che mai si consumerà, mi diranno più di qualsiasi oggetto. E mi regaleranno un sorriso che potrò rivivere all’infinito ogni volta che le rileggerò. E mi sembrerà che tu non te ne sia mai andato. Sarà come averti per sempre al mio fianco, ovunque io vada. Avrò una parte di te, dei tuoi pensieri, delle tue emozioni, del tuo cuore. Per sempre.

Davvero credete possa esistere un regalo più bello di questo?

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