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Benvenuti!

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Che diavolo si scrive su un blog?! mah!
Me lo son sempre chiesta.
E mi son sempre detta che probabilmente, di ciò che scrivo, penso e dico io, non gliene potrebbe fregare niente a nessuno.
Ma se c’è qualcuno che ha così tanto tempo libero da leggere anche solo queste poche righe, vuol dire che forse  in fondo in fondo mi sbaglio e magari a qualcuno, di quel che scrivo, gliene fregherebbe anche qualcosa, se solo mi decidessi e smettessi di blaterare pensieri sconnessi e scrivessi qualcosa di interessante!Dunque, proviamo.
Che maleducata che sono… Intanto, benvenuti.Oggi è stata una gran giornata, dura come sempre s’intende, ma almeno mi hanno portato il condizionatore che mi mancava. Lo so, non vene frega niente del fatto che io stessi ampiamente morendo di caldo e che casa mia, oltre ad essere anti-noia, garantendo vicini pressoché pittoreschi, fosse anche dotata di “sauna” incorporata non richiesta, dovuta al surriscaldamento estivo del cemento milanese. Ora, finalmente, a sfregio del vicino egiziano e dei dirimpettai vietnamiti (che però parlano spagnolo… mah! Che lingua si parlerà al loro paese?!) potrò disturbare anch’io le loro già supermovimentate nottate, al fantastico suono del motore del condizionatore samsung che, essendo inverter come disse la commessa unieuro e consumando quindi sempre di meno all’aumentare del tempo di utilizzo, non smetterà mai di funzionare e allietarli così con un fantastico rumoraccio proveniente dal mio balcone.Si lamenteranno? chissà!
Qualche mese fa, rientrando in casa di sera tardi, mi son preoccupata di chiudere velocemente il portone d’ingresso. Si sa, vicino alle stazioni ci sono tanti malviventi. Ma sarà davvero così? si è davvero più sicuri a casa propria?
Non saprei.

La stessa notte (erano su per giù le 2 passate), uscendo dall’ascensore, sentii musica alta e persone che parlottavano ad alta voce provenire dall’appartamento dei vietnamiti.
E’ da li che ho capito che parlano spagnolo.
E l’ho capito perchè dopo un po’, mentre nel frattempo ero entrata già in casa e mi ero messa in pigiama e stavo decidendo se andargli a bussare o meno, le voci festanti si son tramutate in grida agghiaccianti, travolte da una lite furibonda con rumore di vetri rotti, oggetti scaraventati qua e la e cazzotti che stavano sicuramente volando a più non posso.
Ho richiuso la serratura della porta che, da buona provincialotta ingenua, avevo già aperto per andare a reclamare gentilmente per il baccano.
Sono rimasta dubbiosa in attesa.
Morale, alla fine, non sapendo bene cosa stesse succedendo, ho chiamato il 113 e si è scoperto che un amico ubriaco, invitato dopo una festa a casa dei vicini, gli aveva distrutto la casa in preda ad un raptus alcolico e aveva corredato tutti i presenti di un bell’occhio nero.
Per fortuna non ho scampanellato alla loro porta!

Prima lezione imparata da neo-milanese: non rompere mai le scatole ai tuoi vicini, anche se il senso comune di buona educazione ti consiglierebbe di farlo. Eventualmente fai il 113 e sentiti dire dal polizziotto “signora, ma è una lite domestica frequente? perchè se è abituale noi non veniamo li a perder tempo, tanto la cosa non si risolve”

La “bellezza” dell’Italia sta anche in questo!

 

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