Terapia seduta singola

Se stai leggendo questa pagina, probabilmente ti starai chiedendo che genere di intervento sia quello di terapia seduta singola (TSS) e se possa essere davvero qualcosa di efficace e adatto a te. 

Di cosa si tratta?

Questo intervento è costituito da un insieme sistematizzato di manovre finalizzate a condurre al risultato desiderato: in poche sedute, spesso anche in una sola, si riesce infatti a raggiungere l’obiettivo. 

E’ un metodo di counseling in cui parli, ascolti, impari ed esci dal problema, potenzialmente per sempre.

In TSS, il terapeuta e il cliente affrontano l’incontro come se fosse l’unico” – Dr. Michael F. Hoyt, PhD.

Il dr. Hoyt non è l’unico a credere che una singola seduta possa essere risolutiva. Le cliniche di “talk-in”, che forniscono consulenza walk-in (n.d.r. senza appuntamento) per i giovani e le loro famiglie attraverso seduta singola, si stanno diffondendo sempre più in Canada, mentre nel Regno Unito e in Australia si stanno diffondendo i terapeuti che propongono questo tipo di servizio.

Come è nata la TSS?

Il dr. Hoyt è uno psicologo clinico originariamente specializzato in psicoterapia psicodinamica, che di solito comporta sedute regolari, che durano mesi o addirittura anni. Ma alla fine degli anni ’80, stava lavorando con lo psicologo Moshe Talmon, PhD, a un HMO nel nord della California, quando Talmon notò che molti dei loro pazienti entravano in clinica solo una volta, senza proseguire con la terapia e le successive sedute. Insieme allo psicologo Robert Rosenbaum, PhD, Hoyt e Talmon decisero quindi di fare un follow up con 200 di questi pazienti per chiedere loro il perché non avessero proseguito con la terapia.

Siamo rimasti sorpresi nel sentire che la grande maggioranza di loro sentiva di aver già ottenuto ciò di cui aveva bisogno attraverso quell’unica seduta” – Dr. Hoyt.

Altre ricerche dimostrarono che dal 20 al 60 percento di coloro che consultavano un terapeuta, lo facevano solo per una singola seduta. Così i tre ricercatori decisero di fare uno studio con 58 pazienti, in cui strutturarono ogni prima seduta come se fosse l’unica: il 59 percento dei pazienti si sentì soddisfatto del trattamento e rifiutò ulteriori appuntamenti e, di questi pazienti, l’88 percento riportò a distanza di 3 mesi miglioramenti nella problematica che lo aveva portato a richiedere la consulenza.

I ricercatori quindi svilupparono linee guida su come formulare una terapia a seduta singola.

Nel 1988, Hoyt, Talmon e Rosenbaum presentarono le loro scoperte ad una conferenza di psicologia a San Francisco.  Con la diffusione della pratica della TSS da parte degli operatori, i questionari di follow-up mostrarono che non solo i pazienti ottenevano molto dalla loro unica seduta, ma risolvere un problema aveva portato a miglioramenti anche in altre aree della loro vita.

Nella pratica, come funziona?

Nella prima seduta (e nelle eventuali successive) ci concentriamo sui tuoi punti di forza e sulle tue capacità: ti aiuto cioè a identificare e mettere in pratica le cose che puoi fare ora per sbloccarti e ripartire. La TSS utilizza principi simili alle terapie cognitivo-comportamentali e alla terapia breve focalizzata alla soluzione di De Shazer, entrambe pensate per aiutarti a risolvere il tuo problema da solo.

Piuttosto che concentrarci su quali pensieri e comportamenti negativi potrebbero causare il tuo problema, focalizziamoci su quelli positivi che potrebbero risolverlo” – dice Hoyt – “Le persone che tendono a funzionare meglio con la TSS sono quelle che riescono ad identificare un obiettivo specifico: affrontare il dolore, aumentare l’autostima, riconoscere emozioni”.

Una volta ricevuta la tua richiesta di intervento attraverso il form, inizia la fase di screening pre-seduta, nella quale rispondere ad alcune domande per comprendere se vi sono i requisiti per offrirti questo servizio o se per te sia necessario un supporto di tipo differente.

Nella fase iniziale dunque cerchiamo insieme di definire il problema in termini operativi. E’ fondamentale per te che ci concentriamo su un unico obiettivo concreto da raggiungere. L’obiettivo deve essere esplicito e dichiarato, così che io possa poi aiutarti ad identificare le priorità.

Nella fase intermedia analizziamo le tentate soluzioni e i momenti in cui il problema non si è manifestato o lo hai affrontato con successo. Infine ti do un feedback, esplorando con te le possibili soluzioni.

Nella fase finale ti prescrivo un esercizio e nel caso in cui tu sia soddisfatto, chiudiamo la seduta e ci accordiamo per un follow-up telefonico, lasciandoti sempre la possibilità di poter avere accesso ad altre sedute se ritieni possano servirti.

E’ davvero efficace?

Negli studi condotti finora la TSS ha dimostrato di riuscire ad aiutare a ridurre l’ansia, gli incubi ricorrenti, l’abuso di alcool e l’autolesionismo, oltre a contribuire a gestire fobie e attacchi di panico. Nello specifico:

  • Bambini e adolescenti – 73% (Perkins 2006)
  • Insonnia – 88% (Hwang et al. 2013)
  • Stress – 77% (Kutz et al. 2008)
  • PTSD – 80% ( Basoglu et al. 2007)
  • Genitori – 64% (Coverley et al. 1995)
  • Emergenze  – Paul et. al 2013
  • Fobie specifiche – Significante (Ollendick et al. 2009)

I risultati si mantengono ai follow up a 3, 6 e 12 mesi anche a 5 e 8 anni. (Hoyt e Talmon, 2014)

Bibliografia di riferimento

  • Weir, S., Wills, M., Young, J. & Perlesz, A. (2008). The implementation of Single Session Work in community healt. Brunswick. Australia: The Bouverie Centre, La Trobe University.
  • Hoyt, M. F., Rosenbaum, R. L. & Talmon, M. (1992). Planned single-session psychotherapy. In S.H. Budman, M.F. Hoyt & S. Friedman (eds.), The First Session in Brief Therapy (pp. 59-86). New York: Guilford Press.
  • Talmon, M. (1990). Single-Session Therapy. San Francisco: Jossey Bass (Tr. it. Psicoterapia a seduta singola. Trento: Erickson, 1996).
  • Watzlawick, P., Weakland, J. H. & Fisch, R. (1974). Change. Principles of Problem Formation and ProblemSolution. Palo Alto: M.R.I. (Tr. it. Change. Sulla formazione e la soluzione dei problemi. Roma: Astrolabio, 1975).