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10 Dicembre 2007: Aquilotta in rapido avvicinamento

lasik
12 giorni ancora e poi potrò lanciare questi antipatici occhialini, se non altro per metterne un paio ben meno indispensabile da portare.
Sono in trepidante attesa…
C’è un’idea di imminente pericolo che va via via scomparendo giorno dopo giorno, lasciando spazio ad una più convinta razionalità. Ed è così che stamattina mi alzo presto, dopo una nottata semi-insonne (nonostante uno stilnox), e mi avvio verso la metro. Esco a Cascina gobba in meno di 10 minuti e mi avvio verso la metropolitana privata del San Raffaele.
Mi fa un certo effetto ritornare li. E’ dai tempi della laurea, nel lontano febbraio 2003, che non torno in quel posto.
Salgo e in pochissimo, arrivo a destinazione. Appena scesa resto spaesata.L’ultima volta che c’ero stata, aveva più l’aria di un collegamento abbozzato tra ospedale e città rispetto a quanto non sembri ora. Tutto ha l’aria di un ospedale un po’ atipico, una sorta di centro commerciale della salute.
Passo davanti a Jean Louis David (ma chi diavolo va in ospedale a farsi la piega?!? Mah!), ai vari negozi di ottica e libri/giornali vari e arrivo davanti al bar. Più che quello di un ospedale, sembra il bar della stazione centrale, visto il via vai di gente.
Raggiungo la sala accettazione/prenotazioni e mi prendo il mio bel fogliettino. Dopo poco eccomi negli ambulatori di cardiologia
ad aspettare il mio ECG. Che diavolo serva fare un ECG per un’operazione laser agli occhi non mi è proprio chiaro, ma alla fine chissene frega.
Attendo ed ecco che finalmente mi chiamano. Dottoressa simpatica, in pochi minuti fa tutto. E mi dice “come mai l’ECG?”
“Sa, devo fare la lasik agli occhi e me l’hanno richiesto”.
Si illumina. “Bravissima, ottima scelta. Vedrà come sarà felice dopo
Io, vedendo i suoi occhialini, la guardo pensando a che diavolo può saperne lei di come starò io dopo. E lei continua, “Io l’ho fatta 3 anni fa. Avevo -14 e -12. Ora ho – 4 e -2. Molti mi dicono che però porto ancora gli occhiali, ma vuol mettere che differenza?”
Annuisco. Tutto sommato, se tanto mi da tanto, io dovrei diventare una sorta di aquilotta reale!
Chissà…
In medicina tutto è soggettivo e fidarsi delle competenze “umane” di un chirurgo non è sempre così facile. Ma la dottoressa continua a chiamarmi per nome e a ripetermi, entusiasta, che rimarrò sbalordita e che mi rallegrerò ogni giorno per la scelta fatta.Ho un po’ meno paura.Sorriso
Mancano 12 giorni, i pazienti mi son andati in semi-panico quando ho detto che non ci sarei stata per una settimana e forse due. Il Natale alle porte spaventa. Ma più vado avanti e più, per caso, incontro persone che non avrei immaginato esser state operate e che, appena faccio loro cenno dell’intervento, si illuminano e me lo consigliano caldamente. E spesso sono medici. Insomma… avrà un senso tutto questo no? Speriamo.

Nel frattempo lavoro, lavoro e lavoro, così non penso e sedo le ansie mie e dei miei pazienti.Sorriso
E continuo ad incrociare le dita…

Rileggo il foglietto di istruzioni pre-operatorie. Posso portare con me un familiare e farlo entrare durante l’operazione. Chiedo a casa. Si danno tutti alla macchia Sorriso
Che fifoni! E dire che sembravo solo io la fobica di aghi e sangue. E invece… Vabeh, amen. Ci andrò da sola. Tanto alla fine la fiducia ce la devo comunque mettere io A bocca aperta

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