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Il mare

Un piatto di riso venere ai gamberetti avanzato dalla cena di ieri, riscaldato velocemente nel forno a microonde.

La sacca pronta sul pavimento. Infilo gli stivali, il cappotto, i guanti e il cappello e volo in metropolitana. Un cielo plumbeo avvolge Milano nei suoi 2 gradi scarsi, in un abbraccio gelido minaccioso di ulteriore nevicata. Osservo dubbiosa il quadro luminoso delle partenze in stazione centrale. Il mio treno non compare ancora nonostante manchi soltanto una decina di minuti alla partenza. “Dove deve andare signorina?” chiede gentile un controllore fs. “Cerco il frecciargento per Pisa” “Guardi, di solito parte dal binario 18 o 19!”. Chissà perché quando viaggio in jeans e tennis nessuno si dispera a darmi indicazioni. Nemmeno se le richiedo. Figuriamoci se non le richiedo memmeno! Le donne dovrebbero ricordarselo sempre: non esiste mise migliore per viaggiare di un bel vestitino! Chissà perché se si indossa una gonna, c’é sempre qualcuno che si prodiga ad aiutarti col bagaglio, a cederti il passo, trovare il tuo posto sul treno o darti due bustine di zucchero anziché una sola, col caffè. Ah, gli uomini! Il mio treno arriva in ritardo al binario 18. A passo veloce mi dirigo alla carrozza 7. Mi accomodo. L’aria condizionata, fuori stagione, congela ogni atomo dei passeggeri. Una signora francese dal sedile a fianco guarda la bocchetta dell’aria e mi sorride “Be’ ci conserveremo bene se va avanti così!”. Sorrido.

13.10. In perfetto orario si parte. Guardo Milano allontanarsi alle mie spalle, tra le righe intrecciate dei binari, intrappolata in una infinita ragnatela di partenze e arrivi. Un signore sull’ottantina si affanna nel metter la valigia sul portapacchi sopra i sedili. “Vuole una mano? Può metterla anche qui”, dico indicando lo spazio dietro al mio sedile. “Grazie grazie” risponde “é solo colpa del cappotto! Adesso lo tolgo e le braccia e le spalle vede come vanno bene!”. Sorrido. È un uomo. E come tale, non ammette di avere bisogno d’aiuto. Che razza di testoni che sono certi, alcune volte! Fuori dal finestrino, solo campagna. Infinito verde, sommerso da una coltre di neve bianca. Un silenzio bianco. Tranquillo, avvolgente. Una quiete che frena i pensieri e li ferma nell’attimo stesso in cui si tenta di pensarli. Uno standby forzato. È il letargo invernale della mente e non c’é colore, rumore o profumo a rovinarne la perfezione.Leggo. OceanoMare, Alessandro Barrico. Cosa c’é di meglio ora che leggere della locanda Almayer e delle vicende di quei personaggi? Bianco, sempre bianco fuori. Ogni tanto alzo lo sguardo e mentre l’iPod suona vedo scorrere l’inverno fuori dal mio finestrino. Ma qualcosa cambia. Il cielo si apre come un sipario all’inizio dello spettacolo. Sorpresa! A Genova il sole rinasce, la neve si scioglie e riemergono i colori. E spunta il mare. Cosa c’é di più bello che vedere il mare mentre si legge del mare? Ed eccolo, il mare. In tutto il suo infinito splendore. Baciato dal sole che lo fa commuovere in un infinito sbirluccichio. Come si fa a vivere in una città senza mare? Troppo spesso me lo chiedo. Ah, se solo Milano avesse anche il mare! Allora si che sarebbe perfetta. Il treno corre e il sole impertinente entra dal finestrino e mi acceca per qualche istante. Alzo gli occhi dal mio libro. E mentre Diana Krall scalda l’anima con le sue note calde, fa capolino un sorriso. Il mare mi fa sempre questo effetto. Non c’é posto al mondo dove io stia meglio. Non c’é altro posto dove seppur con un velo di tristezza nel cuore, potrei comunque riuscire a sorridere. Sempre. Che fortuna che ha la gente di mare. Chissà se se ne rende sufficientemente conto o se dopo un po’ ci fa l’abitudine. In fondo ci si abitua proprio a tutto nella vita. I binari corrono accanto al mare arrabbiato e pazzo, immerso nel caldo del sole. Onde, spruzzi, rabbia, passione, follia. La bianca spuma delle onde infrante sugli scogli e sul molo che resta li, fermo nel tempo, nonostante tutto. Che spettacolo! Altro che musei. La gente dovrebbe venire qui. Guardare il mare e pagare per un simile spettacolo. Quanto sará grande il mare? Quante persone ora staranno ammirando insieme a me la sua furia e la sua immensa forza, invadere tutto, per poi tornare a se in una danza infinita? L’azzurro del cielo imita una primavera ormai lontana che sbuca fuori dal finestrino come in un quadro perfetto. Mi lascia sempre sbalordita la natura. Sbalordita, letteralmente. Non c’é nulla di più bello che viaggiare. Viaggiare e ammirare il mare. Viaggiare e cambiare. Sempre.

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