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Sliding doors

Il citofono squilla con un anticipo di quaranta minuti. Occhi ansiosi di entrare, parlare, discutere, risolvere, mi scrutano da dietro la porta a vetri e si accomodano nella sala d’attesa. Termino la visita in corso e li vado ad accogliere.

Un sorriso tanto dolce quanto esausto mi stringe la mano. Ha la mia etá, carina, bionda, vestita bene. Un agglomerato di emozioni racchiuse in uno scricciolo di donna. Lui è più piccolo di un anno. Sembra il tipico duro, almeno ad un primo sguardo superficiale. Ma è un duro che ha una pellaccia sottile sottile e si scioglie come neve al sole, mostrando anche qualche lacrima.

Li guardo mentre in pochi secondi si ambientano sulle sedie al di la della scrivania. E parlano. Ma non parlano tra loro, parlano di loro. E si attaccano, come spesso accade in queste situazioni.

Li guardo, li ascolto e provo ad impostare un intervento utile e sensato.

Se ne vanno dopo una seduta chiusa a fatica, con ancora presente in entrambi la sensazione di aver molto da dire. Soprattutto per difendersi l’uno dall’altra. Stanno insieme da 15 anni, dopo una gravidanza indesiderata, arrivata come un fulmine a ciel sereno dopo solo 3 mesi di relazione.

“Non potevamo fare altro – confessano a metá seduta con rassegnazione – non c’erano altre possibilità considerabili. Fare una famiglia è stato un passo obbligato”.

Resto sola nel mio studio vuoto, li vedo sparire dietro alla porta a vetri dalla quale erano entrati, contenti del loro appuntamento successivo già fissato in agenda. E penso. Penso a tante cose.

Sabato chiacchieravo con un’amica sul perché e per come delle cose.

“Non è che l’avere una relazione ti renda automaticamente una persona più felice. Stare in relazione costa fatica. Poi pensa alle responsabilità.. Ai figli.. All’impegno”, dicevo passeggiando su e giù per il cortile della mia casa in campagna. “E poi chi diavolo l’ha inventata questa cosa che ci si deve per forza sposare e avere figli o non si è felici e non si vale nulla?! Diavolo, non puó essere un dovere! Non si deve fare una cosa solo per ottemperare ad un ruolo sociale. Se ti capita la persona giusta e ci stai bene e si creano tutte le premesse, ok. Se no si può benissimo vivere sereni e felici da soli, senza sentirsi inadeguati o come se ci mancasse qualcosa. Anzi. Molte coppie che conosco, che hanno figli, che vivono una quotidianità da famiglia, non sono così ‘fortunate e serene’ come le si immagina da fuori. Meglio soli e sereni, che infelici ma in coppia!”

L’amica al telefono annuiva, mentre con tono accalorato ripetevo il concetto in più modi, passeggiando su e giù nervosamente.

Un’ora buca al lavoro è sempre un buon tempo per pensare. Ripenso alla coppia appena vista e a tutta la tristezza che mi ha lasciato dentro e che mi riporta a razzo alla mia telefonata di sabato all’amica.

Due miei coetanei, che da quindici anni lottano per far funzionare una quotidianità intrisa di frustrazioni, di rinunce, di lamentele e di non detti, colorata da due gemellini di cinque anni e da un adolescente di quattordici. Così simili a me ad un primo sguardo disattento, così diversi nel profondo. Incredibile.

Sliding doors. Ci sarei potuta essere io oggi, dall’altra parte della scrivania, se solo anni fa avessi fatto scelte diverse.

Mi immagino un ipotetico figlio di quattordici anni al quale preparare stasera la cena. E mi si stringe lo stomaco.sliding doors

Chissà se c’è un’età per tutto. Chissà se c’è un momento della tua vita nel quale davvero ti senti pronto per certe cose. Chissà. L’unica cosa che so è che alla fine, nonostante tutto, guardandomi in giro, sono proprio fortunata. La mia vita, come me la sono costruita, mi piace. Con tutte le esperienze vissute, con le relazioni mancate, con tutte le emozioni ed i suoi pensieri. Persino con i suoi quotidiani fallimenti, senza i quali non potrei essere quella che sono oggi. E questo è ciò che conta. Solamente questo.

Il resto si potrà capire e scoprire solo vivendo, giorno dopo giorno, senza aspettarsi nulla. Senza pensare sempre a ciò che solo ipoteticamente manca e che, nella realtà, potrebbe rivelarsi alquanto diverso dalle altissime aspettative che socialmente siamo spinti ad avere.

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