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Avete visto “La città incantata”?

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La-Città-Incantata

L’altra sera ho sfoderato dalla mia collezione un dvd e ho rivisto La città incantata di  Miyazaki e mi ha emozionato nuovamente così tanto che non ho potuto fare a meno di scrivere qualcosa in proposito.

Scritto e diretto da Hayao Miyazaki, prodotto dallo Studio Ghibli e ispirato al romanzo fantastico Il meraviglioso paese oltre la nebbia della scrittrice Kashiwaba Sachiko, il film narra le avventure di Chihiro, una bambina di dieci anni che si introduce senza rendersene conto, insieme ai genitori, in una città incantata abitata da spiriti. Qui i genitori della bambina vengono trasformati in maiali dalla potente maga Yubaba e la piccola protagonista decide di rimanere nella città incantata per tentare in ogni modo di liberarli.

E’ considerato il capolavoro del cineasta giapponese Miyazaki: acclamato all’unanimità dai critici, è considerato uno dei migliori film del millennio 2000 e della storia. Ha vinto l’Orso d’oro al Festival di Berlino nel 2002 e (caso finora unico nella storia degli anime) l’Oscar per il miglior film d’animazione nel 2003.

Ma perchè mi ha colpito così tanto questo film?

Perchè non è un film. E’ come un concentrato di centinaia di film insieme. Un film … poliedrico.

Ha talmente tanti livelli di lettura e risvolti che, seppur studiato per essere mostrato a bambini di 10 anni, regala spunti di riflessione sempre nuovi ad ogni visione anche a chi 10 anni non li ha più da un pezzo. Anche se questa è una caratteristica comune a molti film di Miyazaki, è certo che in questo film il cineasta abbia letteralmente superato sé stesso, regalandoci un’opera che lascia davvero senza fiato, ricca di sorprendenti metafore.

Sebbene non sia un film recente, è un film che ti risuona dentro ad ogni nuova visione, emozionandoti e mostrandoti un nuovo aspetto sul quale riflettere. Ma vi avverto: se siete abituati ai film in stile Disney Pixar, probabilmente resterete delusi. Qui non c’è computer grafica, non ci sono effettoni speciali. C’è il disegno, quello vero. La storia e i personaggi sono tutt’altro che scontati e, esattamente come accade nella vita vera, non vi è mai quella netta stucchevole distinzione tipica delle fiabe tra personaggi cattivi e personaggi buoni. I personaggi variano lungo la storia, esplicitando diversi lati di sé, colorando la narrazione con inaspettati colpi di scena.

Ok sono una fan sfegatata di Miyazaki. Lo ammetto. Ma il film, ve lo assicuro, merita davvero e se non lo avete ancora visto, vi consiglio caldamente di farlo al più presto e di farlo vedere ai vostri figli!

Intanto, qui sotto vi metto il trailer!

Io vi consiglio di vederlo e mostrarlo ai vostri figli, perchè ha valenza fortemente educativa. Quali metafore mi hanno colpito di più?

La metafora per me più bella è quella del nome, che la maga ruba a Chihiro: questa metafora esprime appieno l’importanza della propria identità, senza la quale si viene manipolati come burattini dalla società. Sia gli esseri umani sia gli spiriti hanno bisogno di conoscere la propria vera essenza per essere liberi nella piena espressione di sé, per esprimere al meglio il proprio ruolo nel mondo e realizzarsi. Conoscere sé stessi è la vera magia, il lieto fine.  Non è forse così anche nella vita vera?

Un’altra forte metafora (comune a molti film di Miyazaki) riguarda il valore del lavoro. Emancipandosi, Chihiro riesce a salvare non solo se stessa, ma anche i suoi genitori. E’ molto educativo trasmettere il concetto per cui per riuscire a raggiungere un obiettivo, peraltro complesso, bisogna rimboccarsi le maniche e darsi da fare. Soprattutto oggigiorno in cui, soprattutto a bambini e adolescenti, viene concessa qualsiasi cosa senza molto sforzo.

Il tema centrale del film è l’amore. Quello per i genitori, per Aku, per sé stessa, non avendo dimenticato il suo vero nome. Ogni suo gesto è dettato dall’amore che nutre verso chiunque, senza pregiudizi. Ecco, i pregiudizi sono un altro punto centrale: nei film di Miyazaki, ma soprattutto in questo, non importa cosa gli altri pensano di te o cosa tu puoi aver fatto. C’è sempre accettazione, sia di chi si dimostra gentile che di chi si dimostra apparentemente “cattivo”. Accettazione anche di ciò che fa paura (come Senzavolto) e di chi appare “diverso”. E oltre all’accettazione, anche disponibilità ad aiutare chi è in difficoltà, buono o cattivo che sia. E, come nella vita vera, chi si dimostra cattivo o potenzialmente tale, poi non lo è mai veramente fino in fondo.

Il curioso personaggio di Senzavolto (il nopperabo nella cultura giapponese è uno spirito legato alla perdita di identità e ruolo) simboleggia molto bene la mancanza di identità. Il messaggio chiaro che trasmette è che non importa quanto tu sia ricco se in fondo sei solo e, inoltre, esplicita bene il concetto per cui vi sono cose che nemmeno il denaro può comprare. Una curiosa metafora se si pensa al leitmotiv della società in cui stiamo vivendo.

A proposito della società in cui stiamo vivendo, i genitori di Chihiro di fronte al cibo succulento si comportano da ingordi, ingurgitando tutto il possibile, perdendo ogni altra percezione sul mondo circostante, come metafora della superficialità del consumismo moderno, che prende a piene mani spesso senza fermarsi a riflettere.

Infine, il tema dell’inquinamento e della distruzione della natura da parte dell’uomo vengono esplicitati nello spirito del fiume che si presenta malato e maleodorante, tema molto caro a Miyazaki e alla cultura giapponese in generale. Un chiaro invito a riflettere su quale sarà il risultato delle nostre azioni, se continuiamo ad agire senza prestare attenzione a ciò che facciamo.

Questo, bene o male, è quel che ci ho finora visto io. E voi?

Se l’avete visto, ditemi cosa ne pensate e cosa vi ha colpito di più, scrivendolo qui sotto nei commenti!

Buona visione!

 

Non avete ancora visto questo film? Eccovelo:

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