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Col Kurni fu amore a prima vista!

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Mi ritrovo tutta carina, pronta per il mio super tour de force della degustazione, davanti al westin palace in piazza della repubblica.
Curioso come questa piazza sia stata, per differentissimi motivi, teatro di eventi a me cari e importanti nella mia vita, corredati da persone spesso uniche. Attendo pazientemente ed ecco che David arriva con scatto metropolitano e parcheggia. Ci avviamo. E’ la mia prima degustazione seria.
Una sala incredibilmente bella, gremita di sommelier e intenditori. Mi sento un po’ un pesciolino fuor d’acqua, ma è abbastanza normale.
Occhi curiosi mi scrutano da ogni angolo. Fanno quasi tutti parte dell’AIS e una faccia nuova li incuriosisce alquanto.
Osservo David e le sue due amiche. Scopiazzo allegramente. Afferro il bicchiere, ruoto con cura, annuso, parlicchio commentando qua e la e assaggio.
Il mio primo vino è il Kurni dell’Oasi degli angeli. Me ne innamoro, letteralmente. Tolto un barbaresco che leggermente gli si avvicina per mio gradimento, resta in assoluto il mio vino preferito. E infatti, me lo bevo tutto, il bicchiere. Altro che gettarlo subito per assaggiarne un altro!
David sorride: “Hai gusti poveri tu!”, esclama. “Ma perchè le dici così, poverina!”, ribatte la sua amica. “Beh, vedi un po’ te… ha assaggiato un centinaio di vini e continua a ripetere che il preferito era il primo”, dice ridacchiando lui. “E cos’era?”, chiede curiosa l’amica. “Il Kurni… insomma, una robetta che costa sui 70 eurini a bottiglia.. vedi un po’ te!” e ridono fragorosamente.
Ma uffa, non è colpa mia se finisco sempre x scegliere cose costosissime: ho gusti buoni, rassegniamoci!
“Il primo che si presenta a cena da me portandomi un Kurni, giuro che me lo sposo!”, esclamo ridacchiante. Ma dove diavolo si trova uno con gusti tanto raffinati? impossibile, rassegniamoci!Degustiamo e degustiamo, mi diverto un sacco e a vedermi da fuori, ho quasi l’aria di chi il corso l’ha già fatto. Insomma, sarà l’alcol in corpo, ma banfo ampiamente bene! E mi diverto un mondo.
E dopo infiniti vini rossi, passiamo ai vini da dolce e mi reinnamoro. Colli Orientali del Friuli Picolit… strepitoso!

Dopo due ore di degustazione forzata e accelerata, sono abbastanza su di giri. Il misero piattino con due pezzettini di grana e due fettine di salame con un pezzettino di focaccia, non han fatto sufficiente fondo. C’è bisogno di cenare, assolutamente!
Esco di li sorridendo, felice davvero, estremamente divertita. “Vieni anche tu a Vinitaly?”, chiedono le due amiche di David.

Caspita, ci andrei volentieri, ma ormai è tardi per prenotare il pullman e aggregarsi. Ma David ci prova comunque e mi mette in lista d’attesa. Camminiamo verso la macchina con due bottiglie di vino nascoste nella mia borsa da ufficio, tatticamente estorte tra quelle rimaste, tra un sorriso e l’altro, tanto per ripagarsi ampiamente il costo della serata ed esser felici e contenti.
Lasciato il fardello ci dirigiamo verso un ristorante. “Ti va l’indiano?”, mi chiede. Diavolo, è una vita che ci voglio andare e di solito me lo bocciano tutti. “Certo che ci voglio andare!”, rispondo entusiasta. Ci addentriamo in questo localino, prendiamo un menù degustazione e ci strafoghiamo con cosine strampalate. E david che insiste che son magra e tenta, inutilmente, di fare a metà di ogni pietanza. “Ma io ne ho presa di più!”, esclama ogni volta. Come se il mio stomachino risicato e mignon potesse anche solo vagamente essere paragonato a quello di un omaccione di 1.80 e passa, sui 36

Mi riaccompagna a casa e restiamo qualche minuto a parlottare, nuovamente. E’ davvero splendido vedere che le cose non son davvero mai cambiate. Lui è sempre il solito bravo ragazzo di sempre, con quella ingenuità e quella dolcezza negli occhi che mi avevano colpito al liceo. Con quell’aria di maturità, rispetto, integrità e onestà sopra ogni cosa, che a volte vacilla nella sua umana essenza. Vado a nanna con quella tenerezza che aleggia nell’aria delle belle serate tra amici, quelle belle serate che nel mondo degli adulti si trovano con una rarità sconcertante e che quando fanno capolino, vengono difese e conservate nella memoria, come ricordi di rara bellezza.

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