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Gentilezza

gentilezza

La gentilezza è sottovalutata, così come l’educazione alle emozioni.
Essere gentile con gli altri ci permette di vivere più serenamente, ma anche di creare un clima migliore, che fa sì che gli altri siano maggiormente disposti a collaborare con noi, creando così un circolo virtuoso che si autoalimenta e che produce positività.
Ma la gentilezza non è solo una attitudine innata.
Bisogna educarsi ed educare alla gentilezza, soprattutto ora che l’aggressività e la prepotenza la fanno da padrona e sembrano spesso l’unica scelta possibile nel mondo che ci circonda.
E i primi ai quali dobbiamo ricordarci di insegnare la gentilezza sono i bambini, ovvero gli adulti di domani: troppo spesso nei corsi di educazione alle emozioni nelle scuole li ho trovati in difficoltà su queste tematiche, ineducati ad esprimere emozioni, a relazionarsi in modo sano con gli altri e dare il giusto nome a quel che provavano.


Ma come fare?

Un buon metodo potrebbe essere ad esempio quello di chiedere ai bambini come credono si potrebbe dimostrare gentilezza agli altri, facendoli riflettere su questa tematica.
Insieme si potrebbero scrivere dei cartellini colorati, ognuno contenente un atteggiamento. E poi appenderli in classe o nella cameretta di casa, ricordandoci di riguardarli ogni tanto insieme.


E per gli adulti?

Anche noi possiamo farlo. Certo, magari non scrivendo cartellini colorati. Ma provando a riflettere su cosa ogni giorno facciamo rispetto agli altri e su cosa gli altri fanno per noi.
Attenzione: ho detto “concentrarsi su ciò che facciamo e su ciò che gli altri fanno”, non “rimuginare su quel che gli altri non fanno”!
Proviamo a pensare alle piccole azioni che comunemente facciamo e a come gli altri rispondono alla nostra gentilezza. Proviamo a pensare a quante cose gli altri fanno per noi, anche piccole, e a quanto troppo spesso le diamo per scontate. Concentriamoci su queste. Iniziamo a dire grazie per ogni cosa, a far notare agli altri che la loro gentilezza non è invisibile.
Ad essere gentili si impara. Non è mai troppo tardi.

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