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Giornataccia?!Uhmm sì, forse

nikon
Giornataccia? sì, forse. Dipende dai punti di vista. Come sempre!
Levataccia as usual, borsone fatto di fretta con tutti i vestiti da portare a casa per il vietnam.
Devo andare a comprarmi la macchina fotografica che ormai ho scelto dopo giorni e giorni di indecisione.
Negozio nikon visto in piazza argentina.
Faccio colazione veloce, preparo tutto e cribbio, mio padre si sogna di venirmi a prendere.
Fantastico, dico io, però almeno mi avesse avvisato!E invece me lo dice quando è a cinque minutini scarsi da me.
Sto cercando parcheggio… ti ho portato tutte le tue cose… coltelli, posate, bicchieri… insomma tutto quello che ti avevo messo via e che c’era nel tuo baule. Scendi a prenderli, così poi carichiamo le valige e gli zaini che dovevi portar a casa“, mi dice urlicchiando nel cell da nevrotico inabituato al traffico milanese. Eh sì, ho un mare di roba. Sembra che io debba sposarmi da un momento all’altro.
Ma non è strano, in fondo aver avuto un grande magazzino che vendeva anche casalinghi, produce questi effetti.
Un ferro da stiro oggi, un coltello domani e il papi che ti prepara negli anni abilmente la dote.
Mi vorrà mica “sbatter” fuori di casa al completo, vero? Mi sa che con questa mossa voleva proprio dirmi qualcosa.

Alla fine, pigrone e affamato, mi chiede di fermarci li vicino a pranzo. C’è il nostro ristorantino in una via li a fianco.
Tagliata di manzo e carpaccio di orata e un buon bicchiere di vino… fanculo alla gastrite!
E relax… tanto relax.
Tra le risatone e gli speteguless, corredati dal pane fresco appena sfornato che profuma ancora di forno a legna, ci godiamo il nostro pranzetto come non facevamo da tempo.
Usciamo di li, pronti per rimetterci sulla strada di casa.
Papi, è ancora chiuso il negozio in piazza argentina. Che facciamo? La prendiamo da Euronics la macchina digitale?“. Mi guarda e annuisce.
Ma sì, tanto non cambia niente! Ora più ora meno! stasera ce la guardiamo e ci divertiamo a imparare come funziona!!“, risponde.

Arriviamo senza grandi difficioltà a Corbetta. Mancano 10 minuti all’apertura di Penati. Ci infiliamo nel negozio a lato che vende cineserie assurde, tipo “tutto a 1 euro”. Ci addentriamo negli scaffali e tra un portafoto e un set di candele profumato, ecco che spuntano pure un vibratore e i costumi da sexy shop. Mio papà scoppia in una fragorosa risata. Con me come figlia non ha da scioccarsi molto, ormai a che la gente sia molto “free” ci ha ampiamente fatto l’abitudine. Acchiappo un telo mare di quelli sgrausissimi, che “tanto anche se lo abbandoni in vietnam chi se ne frega” ed esco, pronta all’apertura. Salgo le scale come una bambina in un negozio di giocattoli e in effetti lo è. Per adulti però, visti i costi!
Passo 10 minuti a scegliere la memoria SD da acquistare insieme alla digitale.. e… uff.
Hanno solo la digitale esposta del modello che cerco. Una sola e con lo schermo rigato e con strane macchioline. Il commesso si dispera nel tentativo di rimediare alla cosa. Tenta invano di ripulire lo schermo, ma nulla. Ci resto malissimo. Nada.. anche oggi non s’ha da fare! UFFFFF.

Torno a casa, riposo un attimo e mentre socchiudo gli occhi per ripigliarmi un po’ prima di andar di nuovo in studio, ecco che squilla il cell. Un altro paziente. Ok è una cosa bella. Nel senso, finche si lavora, va benissimo. Ma caspita, gli unici 10 minuti di relax! Che sfiga!
Mi vesto, esco e mi avvio a piedi verso lo studio, guardando il paesaggio. Una luce fantastica del tardo pomeriggio illumina tutto con una dolcezza incredibile e… ecco uno stronzo! Salgo sul ponte, standomene bene attenta a restare sul grande marciapiede e un’idiota su una panda, si imbambola, sbatte contro il marciapiede, ci salta sopra con le ruote e mi manca per un cm.
Cioè, ma tutte a me capitano oggi?! Mah, vabeh! Arrivo in studio, nonostante tutto contenta e serena.

Sto per partire e questo mi rende terribilmente felice. Visiterò posti incantevoli, conoscerò persone nuove, passerò tre settimane nel completo relax in mezzo alla natura più selvaggia e incontaminata, senza cellulare, email, pazienti bisognosi, incazzature, problemi. Mi rilasserò come si deve.

Le sedute coi pazienti vanno alla grande. Stan persino tutti troppo bene, tutto sommato. Una seduta mi rende particolarmente orgogliosa ed escono cose che non erano mai emerse. Finalmente. Il lavoro, alla fine, paga sempre. Almeno per la mia esperienza. Sono felice, soddisfatta, orgogliosa.

Mi manca solo il cavolo di borsone e la macchina fotografica. Domani mi dividerò tra lampada solare (son bianca come un cadavere a furia di star chiusa tra casa e studio), negozio di macchine digitali a novara e studio coi pazienti. Un tour de force da urlo.
Son stanca, davvero tanto. Mi si chiudon gli occhi già alle 23 di sera. Quasi mi sento un po’ vecchia. Ma è solo stanchezza.
E fanculo al negoziante idiota. E fanculo all’automobilista distratta. E fanculo alle occasioni perse. Tutte quante.
Domani è un altro giorno. Si ricomincia!

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