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Ma tu, quante patate hai mangiato per diventare così gnocco?

martello
Ieri mattina esco di casa, vado al lavoro come al solito.
Macedonio Melloni: piccola succursale del Fatebenefratelli dove, dopo poco che ci si lavora, bene o male, pur non conoscendo i nomi di ognuno, si finisce per conoscersi un po’ tutti.
Come ogni mattina entro nel cortile e faccio il mio solito tragitto. Ipod nelle orecchie per svegliarmi decentemente e prendermi un po’ “d’aria” dal casino milanese. Ed ecco che, arrivata davanti all’officina, vedo lui. Non ho idea di come si chiami. E’ il ragazzotto della manutenzione.
Avrà si e no 25 anni al massimo. Ma Dio se li porta bene!
E non solo per la giovane età. Alto, moro, spalle larghe, bel fisico, sorrisone 300 denti, occhi scuri da tipico latino. Insomma, mi ricorda molto la pubblicità cocacola di qualche anno fa, dove un superfusto entrava in tenuta da lavoro, in un ufficio di donne, portando sulle spalle una cassa di cocacola e tutte… sbavavano.
Ecco. Siamo a quel livello.Morale, mi saluta come ogni giorno. “Buon giorno dottoressa!” e sfodera il sorrisone perfetto, brillante, molto durbans.
Lo supero ricambiando il saluto e pensando “Ammazza che gnocco che sei! Ma quante patate avrai mangiato per diventare così gnocco?!”.
Arrivo in ufficio. Metto il camice e salgo negli ambulatori. Finito il mio giro, ripasso davanti all’officina. La porta è chiusa e non lo vedo. Peccato.
Avere belle visioni durante la giornata, la rallegra notevolmente. “Sarà a fare qualche lavoretto in giro per la Melloni”, penso.

Tornata in ufficio trovo Veronica, una collega psichiatra. Nonostante sia sposata con un bimbo piccolo, il fantastico Tommaso, e sia una persona molto matura e intelligente, la sua aria sbarazzina e take it easy, la fa sembrare una 20enne. Io la adoro e per pura fortuna, è la mia vice-capa diretta.
Mi dice “Devo riportare un martello in officina. Ce l’ha prestato il ragazzo della manutenzione prima perchè non riuscivamo ad aprire una cosa.”
E poi continua “Devo riportarglielo. Mi accompagni?”
Certo Vero che ti accompagno! Vuoi che mi perda la visione aggratis del supergnocco, ora che ho pure una scusa plausibile per andare li?

Così ridendo, decidiamo di deliziarci la giornata e andiamo verso l’officina. Lei mi racconta del Giappone dove è appena stata con marito e figlio e di tutte le cose belle che ha visto. Io la ascolto incuriosita e in breve tempo siamo davanti alla porta dell’officina.
E’ chiusa. Strano! Di solito è spalancata. Decidiamo di suonare il campanello. In fondo dobbiamo tornare in reparto e non ci possiamo certo andare con un martello in mano!

La porta si spalanca, aperta dall’interno ed ecco che in piena luce appare davanti a noi il ragazzotto… nudo.
Eh si, perchè quello che noi non sapevamo era che in officina, ci sono anche le docce per gli operai!
Restiamo un attimo di sasso. Io credo di aver mantenuto per 30 secondi un’espressione del viso semi-inebetita. Fino a che la Vero esclama con vocina tremolante “Eravamo venute per ridarti il martello”. Trattenere una risata su quella frase è stato complicato. Abbozzo un sorrisino e resto seria. In fondo ci vuole decoro.

Il ragazzotto con agilità da gazzella scatta a lato e si nasconde (o almeno tenta) un pochino dietro un aggeggio meccanico. E ci dice imbarazzato “Scusate, credevo fosse il mio collega che come al solito dimentica le chiavi. Stavo facendo la doccia”.
Sdrammatizziamo l’accaduto, ridacchiamo un po’ e richiudiamo la porta. Non vogliamo mica che prenda freddo e si ammali!
Torniamo in ufficio ammutolite, un po’ sbigottite e frastornate. Certo, non che non avessimo mai visto un uomo nudo. Ma vederselo alle 10 di mattina, mentre siamo al lavoro in ospedale aprendo la porta dell’officina, beh questo proprio non ce lo aspettavamo!

La morale è: se vi chiedono di riportare un martello in officina, portatecelo sempre.

Non si sa mai chi vi potrebbe aprire la porta!

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