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Qualche minuto di ordinaria follia

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Cavoli, più vado avanti e più mi stupisco.
Ieri dovevo tornare dai miei, solito tram tram settimanale.
Mi alzo con calma, sistemo le cose e preparo la borsa. Ultima cosa, mi resta l’andar in banca a versare i contanti e poi posso partire tranquilla.
Sono le 13.20, corro giù che alle 13.30 l’Intesa chiude. Entro in banca alle 13.25, appena in tempo.
Verso il guadagno della settimana e sento urlare. Ma urlare forte, in modo straziante.
Fuori ci sono i ragazzini delle scuole che affollano il marciapiedi davanti a mondial pizza. Un casino immane. Gente che va ovunque a passo serrato, in corsa probabilmente verso un pranzo fugace e il ritorno al lavoro.
Esco dalla banca un po’ titubante e mi ritrovo davanti ad una scena assurda. Una ragazza ancora accasciata a terra, sui 25 anni, faccia pulita, italiana, vestita in tuta, decisamente poco appariscente. Piange, è sotto shock. Mi avvicino e i passanti, accorsi ad aiutarla, mi raccontano.
Un’auto, sportiva di lusso grigio metallizzato, era ferma davanti alla banca. Una donna italiana dai capelli rossi ricci e carnagione chiara vestita con abiti eleganti sul viola acceso, si è avvicinata a piedi alla ragazza. Inspiegabilmente, senza motivo, ha iniziato a prenderla a calci e pugni con estrema cattiveria. La ragazza, incredula, ha cercato di difendersi finchè un signore, mosso a pietà, le ha strappato di dosso quella donna impazzita.
La donna, ricomposti gli abiti, si è allontanata in tutta calma, passando in pieno sotto le telecamere della banca, davanti alla quale è successo tutto ed è salita tranquillamente sull’auto grigia e i due si sono allontanati come se nulla fosse accaduto.
Resto basita a sentire quel racconto consumato nei pochi istanti in cui, caso vuole, ero davanti al cassiere della banca.
Un minuto prima o un minuto dopo e mi sarei trovata completamente in mezzo alla cosa. E magari ne sarei stata vittima.
La ragazza, interrogata da noi, ha ripetuto continuamente di non conoscere nessuno dei due, di non essere di milano e di essere una studentessa universitaria al suo primo giorno di lavoro. Il datore di lavoro, amico del padre, che avrebbe dovuto passare a prenderla infatti è arrivato qualche minuto dopo.
Chiamiamo l’ambulanza per sicurezza. I carabinieri e la polizia fanno continuamente cadere la linea e riusciamo a contattarli solo andando fisicamente in stazione e facendo intervenire la polizia ferroviaria che chiede rinforzi.
E’ tutto assurdo, sempre più assurdo, follia pura. Resto li, a consolare la ragazza che, fra l’altro, si chiama laura pure lei, in piena balia degli eventi, incredula e frastornata da quanto accaduto. In pieno giorno, in una piazza affollata, davanti ad una banca pattugliata da mille telecamere. E’ una cosa senza senso.
Era tutta la settimana che pensavo di riprendere a fare sport e, già che c’ero, mi era ribalenata l’idea del krav magà che oltre che esser uno sport è anche un’ottima tecnica di autodifesa. E quindi, meglio ancora. Ma il senso di insicurezza e paura che mi ha dato quest’evento e che mi ha lasciato sulla pelle, mi ha davvero scosso. Lunedì mi iscrivo e ci vado. E’ sicuro. Probabilmente non mi servirà a nulla nel momento del bisogno, ma mi farà dormire sonni più tranquilli nell’illusione di saper gestire meglio le cose, di poter anche solo controllare un po’ di più le situazioni.
Certo che questo mondo non smette proprio mai di stupirmi.

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