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Scusi, lei si chiama Valentina?

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Finisco di lavorare alle 19.30. Sono letteralmente cotta dalla stanchezza. Mi avvio velocemente verso la metro a caiazzo, come ogni sera, parlando con un amico al telefono. Scendo le scale ed eccomi finalmente sul binario.
Un tizio si avvicina e mi scruta. E’ mediamente alto, moro coi capelli corti, cappottone scuro e zainetto sulle spalle.
E’ elegante, in piena “tenuta da lavoro”.A un certo punto, con voce flebile, si avvicina e mi fa “scusi, un’informazione”.
Penso sarà il solito che deve andare in Centrale e non sa se quella è la direzione giusta. E invece…
“Mi dica”, rispondo.
“Lei si chiama mica Valentina Taverniti?”
Lo guardo con un mezzo sorrisino sul viso.
“No mi spiace”, mentre penso che un nome e un cognome tanto bruttini proprio non ce li potrei proprio avere.
“Ah, mi scusi. E’ che conoscevo una ragazza che si chiama così e che le assomiglia davvero molto”.Al momento non ci faccio caso. Poi faccio due più due e capisco che probabilmente era solo una mossa idiota per farsi dire come mi chiamo e attaccare bottone A bocca aperta la metro non arriva e resto in attesa, seduta sulla mia fredda panchina in marmo.
Ma il tizio non demorde e dopo avermi scrutato ancora un po’ con la coda dell’occhio, si riavvicina e ci riprova.
“Scusi se la disturbo di nuovo. Mi permetta solo un’informazione. Lei non lavora mica nel campo immobiliare?”
“No, assolutamente”, rispondo. E intanto ridacchio nel vedermi da psicologa, nei panni di una venditrice di case.
Lui infila una mano in tasca, estrae un bigliettino da visita e me lo da.
“Bene – dice – allora se le serve qualcosa, una casa ad esempio e comunque per qualsiasi cosa avesse bisogno, io lavoro in questa immobiliare”

Io ringrazio tra lo stupito e l’incredulo. Lui finge di allontanarsi e facendo un giro molto largo, sale sul mio metrò.
E’ un bigliettino della “professione casa” in zona loreto con stampato dietro il suo nome. Antonio.
La gente non finisce mai di stupirmi, dentro e soprattutto fuori dallo studio A bocca aperta

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