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Vampiri, sanguisughe e medici isterico-sconosciuti

Ebbene sì, sono letteralmente sommersa dai libri!!!!!
Sembra a dir poco pazzesco, ma anch’io… so leggere!!!!
Battute a parte, sta tesi sembra infinita e i casi clinici da scrivere entro il 5, non li ho nemmeno ancora scelti.
Insomma… stiamo messi male!!Ieri poi, mi decido, dopo mille incertezze, ad andare a fare gli esamini del sangue prescritti dal medico.
Sono fobica degli aghi e di norma svengo.
Così, mi alzo la mattina, vado in studio, vedo la paziente delle 9.30 e alle 10.20 son fuori dallo studio, in corsa verso la metro.
Tra le varie cose ci arrivo per le 10.30. Il punto blu per pagare il ticket dei prelievi al San Raffaele è aperto fino alle 11.
Mi vedo letteralmente già spacciata.

Salgo in metro, attendo… 10.45 arrivo a cascina gobba. Vedo dall’inizio del tunnel, il cazzutissimo treno navetta del san raffaele che parte verso l’ospedale. Ma nooooo, cazzo!!!! Tanto perchè la fortuna mi guarda e mi bacia in fronte.
E già la vedo… grigissima!!
Alle 10.55 arriva di ritorno il trenino (tempestivo eh?). Alle 10.58 scendo al San Raffaele. Cioè, ho fatto prima da Caiazzo  a Cascina gobba che a fare un paio di km con la navetta! Vabeh. Corro come una pazza per i corridoi, arrivo alla macchinetta distributrice di ticket.
Sono le 10.59 e la macchinetta emette l’ultimo biglietto e scattano le 11.00.
Incredibile, mi tocca proprio farli sti cavoli di esami!!!

Sono a digiuno dalla sera prima alle 20, quando tristemente mi ero mangiata il mio prosciuttino in preda ad un attacco di gastrite.
E simpaticamente, l’unica persona a cui avevo “chiesto aiuto”, ha avuto la cortesia di rispondermi di provare l’acido muriatico.
E dire che non sapevo di avere amici prossimi al debutto allo Zelig!!
Reduce da questo fantastico humor inglese, arrivo alle casse del punto blu.
“Salve. Queste sono le impegnative”, dico alla signorina. Preparo la mia carta di credito, la carta sanitaria, tutto quanto.
La signorina traffica e dopo 15 minuti mi fa “Ma noi questo esame non lo facciamo!”. Inizia la crisi d’ansia.
I minuti passano e io ho un paziente alle 13.30, di nuovo in Caiazzo. E già la vedo sempre più grigia.

Attaccano le telefonate. Nulla. Nessuno che sa di che diavolo di esame si tratti. Incredibile! “Ma scusi, siamo in un ospedale… ma non c’è un medico a cui chiedere?”, propongo timidamente. La signorina mi guarda e mi fa “Eh, ha ragione… sembra assurdo… ma proprio in un ospedale, si cerca un medico e i medici non ci sono!!”. Resto basita. Vabeh. Alla fine decidiamo di saltare sto benedetto esame e fare tutti gli altri. E nel frattempo sono le 11.25. Pago e al volo mi chiama l’infermiera “La dottoressa sta andando via, si sbrighi”. Oh mamma… cioè, già sono ansiosa di brutto, già sono fobica degli aghi, che solo se me ne descrivono uno mi si chiude lo stomaco e mi gira tutto, già non avete idea di che esame devo fare e mi fate attendere 30 minuti alle casse e in più devo pure sbrigarmi?? Cribbio!! Alla faccia dell’accoglimento del paziente!!!!

Seguo le freccine per terra e finisco in una stanzetta dove una dottoressa di colore dall’aria parecchio incazzata mi chiede di sedermi, freddamente, in malomodo.
La guardo. “Guardi, se vuole io mi siedo qui, ma la avviso che se non mi sdraio io è certo che svengo”, le dico. Donna avvisata, mezza salvata!
“Si sieda qui che dobbiamo fare in fretta e siamo già in ritardo”, mi risponde senza nemmeno guardarmi in faccia.
Cioè, va vene che a medicina la psicologia di base non la insegnano e gli esami di psichiatria sono fuffa, però cazzo… manco Hitler era così poco umano!

“Guardi, non vorrei essere rompiscatole, ma davvero… non mi posso sedere li… svengo! Se ne faccia una ragione”, le ribatto sorridendo con l’aria un po’ scocciata. “Cioè, lei arriva in ritardo e vuole anche che ci spostiamo di stanza per farla sdraiare??? Ma stiamo scherzando??”, mi guarda. Forse il mono-neurone che ha in testa si attiva e così aggiunge “Va bene. Si muova. Vada nel primo box all’inizio del corridoio”.
Esco dalla stanza e mi accorgo che tutta sta fatica che doveva fare, consisteva nell’andare nella porta a fianco. No comment! Si vede che i medici li selezionano con il test d’ingresso, non per intelligenza, ma per la poca voglia di lavorare, per il fancazzismo in genere, l’incompetenza e lo humor inglese. Insomma, più sei uno stronzo e più è probabile che tu possa diventare “un buon” medico!

Mi sdraio. Mi fa sto prelievo. Incazzata, scocciata, isterica.
Finito il prelievo che pareva infinito, mi molla li da sola, sul lettino della stanzetta, dicendo scocciata stile pappagallo “Bene, adesso stia qui qualche minuto e quando se la sente si alzi. Buona giornata” e se ne va.
Vedo tutto blu. Dopo una decina di minuti riacquisto consapevolezza di me e prendo il cell. Riesco a mandare un paio di sms, nonostante una tacca scarsa di campo rete. Mezza rincoglionita, tipo dopo la guerra in VietNam, arrivo nella sala d’attesa dei prelievi. Mi siedo.
“Almeno c’è una signora seduta. Se svengo, magari lei che non è un medico, avrà la gentilezza di chiamare qualcuno. Sempre meglio che star nella stanzetta da sola”, penso. Attendo un po’. Incredibile. Ferma in un punto di forte passaggio, decine di persone che passano e nemmeno un camice bianco. Ma siamo sicuri si essere in un ospedale?! mah.

Mi faccio forza e arrivo fino al bar in stato semi comatoso. Scontrino x cappuccino e brioches e vado al banco. “Mi da una brioches e un cappuccino x favore?”, chiedo cortese. Devo avere una faccia che uno zombie avrebbe miglior cera. Il barista prende lo scontrino, lo guarda e mi fa “Quale brioches vuole?”. Mah, che ne so io! basta metter sotto i denti qualcosa. “Quale  è rimasta?”, chiedo. “Al cioccolato, vuota o alla marmellata”, risponde.
“Vabeh, faccia quella al cioccolato, che almeno mi tiro un po’ su”. Mi guarda e mi fa “Ok, ma deve andare a fare lo scontrino integrativo di 20 centesimi, perchè quella al cioccolato costa di più”. Resto basita. “Scusi ma col mio scontrino cosa posso prendere?”, chiedo. “Solo quella vuota”, risponde. E una domanda mi sorge spontanea. Ma che cazzo mi ha chiesto a fare quale volevo se tanto non potevo scegliere????? Mah, la gente è proprio strana. “Vuole il cacao nel cappuccino?”, mi chiede. “Sì beh… se non comporta il fare un’altra fila e un altro scontrino, volentieri!”, rispondo un po’ seccata. Non ho parole.

Esco di li e vado in accettazione a prender appuntamento per la visita. Aspetto la coda. 30 infiniti minuti. Sto per avere un attacco isterico.
Intanto la paziente delle 13.30 ha il treno in ritardo e pacca la seduta e il suo sms, per quanto spiacevole, è provvidenziale.
Arriva il mio turno. Solita tesserina sanitaria, carta credito (anche se per prenotare non serve, ma è l’abitudine) e impegnativa del medico.
La signorina schiaccia un po’ di bottoncini sul suo pc e mi fa “Beh, febbraio 2009”. Scoppio a ridere. Però che roba celere! E dire che volevo specificarle di fare dopo il 7 luglio perchè gli esami prima non sono pronti. Febbraio 2009?!?
“Scusi, ma a pagamento??”, chiedo. Si sa che al San Raffaele son tegnini e se possono ti fan pagare pure la carta igienica dei cessi.
“Beh, fine ottobre 2008”, dice con aria trionfante. No comment. “Scusi, ma se cambio medico… cioè… con uno qualsiasi che abbia questa specialità?!”
Mi guarda, smanetta un po’ e poi esultante mi fa “Se vuole, con la dott taldeitali (sconosciuta e tipo pseudoparaspecializzanda incapace) è disponibile ai primi di ottobre e sono 98 euro”. Scoppio a ridere. Cioè, posso anche morire nel frattempo!!
Decido di desistere, ringrazio e me ne vado.
No comment sul San Raffaele e sulla sua grandiosa efficienza e capacità di accoglienza del genere umano!!

Andateci con fiducia… è un consiglio da amica!

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