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Lasik: vi racconto il mio intervento… e non solo!

Lasik
Non devo sforzarli molto, quindi scriverò qualcosa di breve, tanto x farvi sapere che sono viva e vegeta!
Sono andata al CAMO, tutto tranquillo. Mentre parlavo con l’anestesista entra Marco dalla porta. E’ riuscito a “scappare” dall’ospedale e venire a farmi supporto morale per la Lasik. C’è mio padre con me che dissimula l’ansia crescente che prova. Chiedo all’anestesista… sul foglio c’è scritto che un parente può entrare in sala operatoria con te. “Eh sì, ma solo se è medico”, mi dice. Decido al volo di spacciare Marco x il mio fidanzato e la cosa stranamente regge. “E’ medico infatti”, dico. “Eh ma deve essere chirurgo, se no non è abituato a stare in sala”, ribatte. “Ma infatti il mio fidanzato è un chirurgo, dottoressa”.Ci resta secca e intanto mi da il lexotan x traquillizzarmi.
“Chiedo al dottore se è possibile, allora” ribatte tutta sconsolata. Marco si veste con calzari e cuffietta insieme a me e andiamo nella saletta preoperatoria, lasciando mio papà nella sala d’attesa. Letti rossi a una piazza e mezza, comodi e con tanto di copertina morbidosa inclusa e divisori in legno tipo finestre giapponesi…. molto relax… Io chiacchero con Marco che mi tiene la mano e mi fa ridere… il relax è massimo e non sembra nemmeno che mi debba operare…

Arriva l’anestesista, mi porta in sala, senza occhiali, trascinandomi stile talpina… mi sdraio sul lettino e mi mettono un telo addosso… faceva un freddo! E dire che i medici si lamentavano x il caldo… mah! Mi passano il betadine sugli occhi e mi preparano x il taglio. Arriva il dott. Buratto… divaricatore nell’occhio sinistro e microcheratomo applicato…

“sentirai un po’ di fastidio”… le gocce di collirio anestetico non mi impedivano di sentire quel coso che mi risucchiava l’occhio e vista la mia bassissima soglia del dolore, mi faceva un po’ maluccio…

“Non è male, è solo fastidio”, ripeteva lui. Taglia con l’intralase… tutto perfetto.

Passa all’altro occhio, mentre la mia tachicardia è al massimo x il “fastidio” appena subito. Marco nel frattempo è riuscito ad entrare e a darmi conforto accarezzandomi la caviglia. “Sono qui, stai tranquilla”, ripete.

Intanto, a mia insaputa, si vede tutto l’intervento passo x passo, sul monitor. Il microcheratomo pesa troppo e mentre l’intralase taglia l’occhio destro, mi muovo leggermente. Buratto tira giù un paio di santi dal paradiso e mi urla di stare immobile e inizia il conto alla rovescia. “Mancano 30 secondi… resisti ferma così”… Appena mi toglie quel coso dall’occhio tiro un sospirone di sollievo.

Alcuni minuti dopo, mi passa sotto il laser a eccimeri. 5 secondi a occhio più o meno…

Il difficile è sollevare e riporre il flap corneale. Vedo che trusa sul mio occhio coi ferri chirurgici, ma non sento nulla e non mi infastidisce per niente. Quando dopo poco dice “ho finito”, mi meraviglio incredibilmente. Mi mettono le coppette protettive e torno in saletta preoperaoria con Marco. Mentre lui fa pubbliche relazioni con gli altri medici, io mi riposo e mi rilasso. Ci portano pure caffè e biscotti, che mi deve dare lui a mo’ di neonato, perchè non vedo dove diavolo siano.

Dopo mezz’ora inizio a vedere qualcosa benino. Mi fa la visita di controllo e mi da l’appuntamento per il giorno dopo. Tutto ok. Riesco ad uscire tranquillamente dal centro e andare a prendere un taxi all’hotel di fronte.
Incredibile!
Vado a casa… dovrei dormire qualche ora ma non riesco… troppe emozioni e troppa attivazione. Mi riposo al buio e ogni oretta vado a vedere cosa combina in salotto mio papà. E ogni volta lo vedo sempre meglio.
E’ una sorpresa… una scoperta continua…
Tolto un po’ di bruciore per un’oretta con lacrimazione abbondante, ho solo un leggerissimo impercettibile fastidio da occhio secco.
Lacrime artificiali e colliri e tutto va a posto. Mi chiama la Dani. Ha fatto l’ecografia e ha visto il bambino. Sta bene, cresce e il cuoricino batte forte.
Sono emozionata da morire.

Vado a dormire con le coppette protettive sugli occhi. Mi sveglio e ci vedo ancora meglio.

In 4 ore avevo già recuperato il 90%, ma la vista va via via affinandosi, anche se mi sembra che i contorni siano non perfettamente definiti. “Sarò ancora un po’ miope”, mi dico. Vado alla visita di controllo.
Tutto bene. Ma ho mezza diottria in più di ipercorrezione. Insomma… da miope sono leggermente ipermetrope. Fa ridere a pensarci.
Comunque dovrebbe rientrare tutto in pochi giorni. Buratto mi raccomanda di non sforzarmi troppo, di riposare e non prender colpi. “Se vuole già domani può tornare al lavoro”, mi dice. Incredibile, ma tanto ho preso una settimana di vacanza da tutto, quindi se ne riparla lunedì 17.

Io e mio papà ci avviamo verso casa dei miei in provincia con la mia golf. Ovviamente guida mio papà, la vista è ancora imperfetta. A 10 minuti da casa un cretino inchioda con l’arancione appena dopo esser passato dal semaforo. La tizia dietro di lui riesce a frenargli a un cm di distanza, noi invece non ce la facciamo e finiamo per tamponare. Il solito culo! Mai fatto un incidente in vita mia e vado a farlo il giorno dopo l’intervento agli occhi, quando non devo assolutamente prender colpi. Scatto giù dall’auto per paura dello scoppio ritardato dell’airbag, che misteriosamente non si attiva. Meglio!
Mi spavento a morte, chiamo il CAMO e mi dicono di vedere se ci son variazioni importanti nel visus, se no vuol dire che va tutto bene.
Mi pare non ce ne siano state, ma la prossima visita è giovedì 20 e li mi diranno qualcosa di più certo.

Risento nelle orecchie le parole di Buratto “Mi raccomando oggi riposi ancora al buio, niente freddo e smog e metta i colliri”. Lacrime artificiali finite, niente farmacie nel raggio di 10 km e tanti tanti mobilifici. Nemmeno un bar. L’auto è abbastanza distruttina e perde olio e benzina. Chiamiamo il carro attrezzi. Il tizio che ha provocato l’incidente inchiodando in realtà si scopre che ha rotto i suoi occhiali frenandoci sopra, presumibilmente avendoli persi prima dell’impatto sotto il pedale. Dissimula una vista da aquile, ma si vede che strizza gli occhi da talpina. E  chi meglio di me lo può sapere?!

Lo riempio di insulti, poi mi calmo e cerchiamo un compromesso. Lui dice che ha ragione e dopo un po’ di urla, chiama i carabinieri.
In realtà arriva la polizzia, dopo la bellezza di 2 ore. Il carro attrezzi ce ne mette 3. Tutte in piedi, al freddo, sulla nuova vigevanese, davanti alla katia arredamenti, con auto, smog, freddo e zero colliri. Chiedo al polizziotto di salire in auto, spiegandogli la situazione e non mi fila nemmeno.
Che umani che sono. Ma gli fanno un corso o sono così stronzi di natura?

Alla fine, il carro attrezzi arriva ma è tardi e l’auto va portata in deposito, lontano da casa mia. E ci lascia appiedati e infreddoliti. Nessuno che ci possa venire a prendere. Tutti lontani, al lavoro o senz’auto. Facciamo 3 km a piedi e arriviamo in un bar sperduto in una via chiusa a trezzano.
Le proviamo tutte… parenti, taxi, amici… tutti che danno pacco. Persino il taxi fuori servizio. L’unico!
All’alba delle 21 ci viene a recuperare mio cognato.
Vado a casa, finalmente e riposo. Mia madre,  a piedi poveretta, è riuscita a comprarmi i colliri che mi caccio negli occhi a litri.

Finalmente a casa… e ora non mi resta che aspettare e stare a vedere come procederà.
Alla prossima puntata!!!

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