Blog » Diario » Com’è che sembro un avvocato?!

Com’è che sembro un avvocato?!

tribunale-milano
Di tutto mi sarei aspettata, tranne che di essere scambiata per un avvocato!
Cioè… ma voi avete presente la mia faccia con quella espressività accogliente, accomodante, gentile e pseudo-dolce? Ecco. Avete mai visto in vita vostra un avvocato che avesse queste stesse caratteristiche in viso? Io no.
Di norma sono sempre tutte agguerrite, spesso con aria incavolata e di sicuro poco accomodante e accogliente. Di quelle che insomma non te la fan passare proprio liscia, nemmeno se sei il più ricco o il più bello del mondo.
Eppure….A giugno mi arriva una multa. A me, dico io!!!Incredibile perchè la mia auto è sicuramente il peggior investimento economico mai fatto da qualcuno, visto che in 7 anni ha totalizzato meno di 20.000 km e nemmeno tutti fatti da me personalmente. Ma quel che c’è di più ridicolo è che certo ho guidato e per un paio d’annetti, da pendolare, a Milano. Ma non ho mai posteggiato di notte.
E come diavolo faccio a prendere una multa per sosta vietata durante lavaggio strade a Milano, se la mia auto è a 50 km di distanza nel box dei miei genitori?
Mi infurio come pochi (altro che dolce e accomodante!!) e seguendo le informazioni sulla multa, faccio ricorso al giudice di pace.
Mando tutto il mio bel plico, compilato debitamente a dovere.
E aspetto… 60 giorni e avranno superato i termini per rispondere e sarà cancellata automaticamente.
E invece… ecco che arriva l’ufficiale giudiziario.

A parte che ciò ha mandato in crisi mistica tutto il vicinato e in primis il mio portinaio, che si è rifiutato di ritirare per conto mio l’atto di notifica, pensando che mi avessero chiamato a comparire per chissà quale processo a mio carico !!!!
La cosa mi fa proprio ridere. Sono la persona più linda che conosco: mai una multa (e non son certo così una buona guidatrice, ma la fortuna e il calcolo delle probabilità, aiutano!), mai una contravvenzione. Mai una fattura di meno, mai un biglietto non pagato. Nulla. Mi faccio quasi impressione da sola. Ma in fondo si sa che su certe cose sono davvero una un po’ fissatella (sarei la moglie ideale per un politico!! )

Comunque, perdo ore lavorative e vado a ritirarmi l’atto in comune, all’ufficio atti giudiziari… che noia…
Leggo la convocazione e mi presento stamattina, alle 10.55 (ma che diavolo di orari danno?! ) col libretto della mia auto, come prova tangibile che hanno preso una cantonata.

Essì, perchè aimè per loro io ho una fantastica golf argento del 2000 e non un’alfaromeo 166!!!
Arrivo in netto anticipo. Gli uffici del giudice di pace sono un vero casino.
Mi è ancora poco chiaro perchè io debba farmi quasi perquisire, mentre gli avvocati, mostrando il tesserino, abbiano accesso preferenziale senza alcun controllo. Assurdo!

E se a un avvocato venisse in mente di fare il terrorista??? Mah…. i misteri della burocrazia.

Il giudice di pace arriva con un’ora di ritardo sulla tabella di marcia, facendo a dir poco perdere tutta la pace che avevo messo in serbo per lei.
La polizia municipale non si presenta nemmeno. Cioè… mi fate rompere le scatole e poi nemmeno venite??

lo andrei a prendere a calcioni nel sedere l’ufficiale di polizia che non si sa come ha letto la mia targa quella notte! E non posso nemmeno chiedergli i danni per le ore di lavoro perse!!!!! GGGGRRRrrrrr….

Attendo e nell’attesa (durata ben oltre le 10.55!!) capita di tutto. Un signore si avvicina e si siede vicino a me. Lo dicevo io che vestirmi in modo classico non mi dona!!! Altro che look sciatto – trasandato – casual, come l’aveva definito qualcuno!!

Così sembro addirittura un avvocato!!! Aiuto!!
Il signore attacca a chiedermi consigli legali su una causa avuta col giudice di pace e la polizia di segrate. Mi massacra di dati e informazioni e ogni volta che tento di dirgli che non ne so nulla e che sono una cacchio di psicologa, lui mi stoppa e mi fa “sì sì, ma aspetti… non le ho ancora detto tutto!!” E poi incalza “lei che farebbe? cosa posso fare? mi dia un consiglio legale”

Resto attonita ad ascoltare i cavoli suoi pensando “Ma perchè diavolo la gente non chiede prima di investirti di una carica che non hai?! Mah!”
Mentre parlo con lui (in realtà, lui parla con me, perchè io sto praticamente zitta e annuisco ) si avvicina un altro tizio che inizia “ah, interessante. Quindi lei è un avvocato!” e prima che io riesca a rispondere, attacca a chiedermi informazioni per la stessa cosa.
La scenetta si ripete un altro paio di volte mentre, defilata una volta per tutte da quei due, mi metto a fare due passi per il corridoio.

Alla fine mi ferma un’avvocatessa e mi fa “senti scusa, sai dov’è la prima corte penale?” e io, con sguardo interrogativo, “non ne ho idea ma se chiedi all’ingresso, sicuramente te lo dicono. C’è la segreteria apposta!”. Probabilmente certe cose, a Legge, non te le insegnano…

Lei tutta carina mi fa “Ah già grazie”. Dopo pochi minuti torna e mentre mi supera mi fa “è l’ultima porta in fondo a destra! Così quando ti serve lo sai anche tu”. Rispondo ringraziando e penso “Mi serve per cosa??? perchè dovrebbe servirmi??”

Alla fine, vista l’assenza di un paio di ricorrenti in coda prima di me, ecco il mio turno. Si apre la porta, mi chiamano ed entro. Mi siedo e davanti a me c’è una donna, giudice di pace, con accento romano. Apre il mio ricorso e mi fa “Lei è il legale, giusto?” e io “Di chi?” “Di questa Laura Duranti” “No guardi, io veramente sarei Laura Duranti e non mi risultava servisse un legale”

Probabilmente son l’unica scema che è venuta qui a perdere di persona la mattinata, penso. Mi guarda dubbiosa e continua “Volevo respingerlo perchè è incompleto”. Penso che stia scherzando. Non esiste che io faccia una cosa che ho ricontrollato 20 volte, in modo sbagliato. E’ fuori discussione!!

“Cosa manca?”, chiedo.
“Eh, non ha presentato la contravvenzione insieme al ricorso”. “Ma come no? era nella busta raccomandata insieme al ricorso. Non può non esser stata ricevuta, se il resto c’è. Come da istruzioni, era ripiegato e inserito nella busta originale della contravvenzione, così come mi è stata recapitata”.
Lei guarda dubbiosa e la mia contravvenzione, pinzata insieme al resto, è proprio li davanti. Bastava guardare un pochetto con più calma.
“Ah mi scusi! Se l’avessi vista, non l’avrei nemmeno fatta venire qui oggi”.

Resto basita. Lei sorride e cerca di giustificarsi, adducendo scuse sulla mole interminabile di lavoro e sul fatto che comunque, a dispetto delle istruzioni, dovevo mettere i fogli della contravvenzione aperti e non inseriti nella busta dove sono meno visibili. Ho perso un giorno di lavoro perchè una distrattona non ha aperto bene un plico. Ed è comunque sempre colpa mia, a dispetto delle norme e dei regolamenti! Giustizia italiana….

“E io come faccio a sapere che non ha una alfaromeo?” “Perchè ho il libretto di circolazione?! Le sembra sufficiente?” Sorrido.

Lei annuisce e mi manda a fare una fotocopia. “Pure qui!!”, mi dico.

Mentre salgo al primo piano per fotocopiare il libretto, lei fa accomodare il ragazzo dopo di me che è in causa contro il prefetto. Ci ho fatto due chiacchiere nell’attesa. Simpatico. Torno dalla fotocopia, busso e, alla facciazza della privacy, mi fa accomodare a fianco del ragazzo, noncurante del fatto che stessero discutendo del suo ricorso.
Lui sta scrivendo delle cose relative al suo atto e il telefono suona. E’ una tizia che ha ricorso col mio stesso giudice di pace, diversi giorni dopo. Vuole pareri e consigli e la tedia in ogni modo. La scena è tragicomica. A lato ho il ragazzo che scrive e mi guarda ridacchiando. Il giudice mi guarda e con aria di sufficienza e noia, scuote il telefono dicendo apertamente “Che noia!!”, cercando di liquidare visibilmente la signora. E nel frattempo scrive la mia sentenza e me la da da leggere, perchè leggermela mentre parla al telefono e mentre fa un’altra causa, è improponibile. Calligrafia ingrata! Ci metto 10 minuti, ma voglio esser sicura di aver letto bene. Ho vinto.

Mentre io e il ragazzo ci stringiamo la mano e lui mi fa le congratulazioni (Di cosa poi? Di non avere, per culo, un’alfaromeo??), il giudice mi saluta con un cenno, mi sorride e mi congeda. Esco ridendo.
E’ stata la mia prima ed unica esperienza giudiziaria e spero sia anche l’ultima. Ma ammetto che, tutto sommato, mi son veramente sbellicata dalle risate.
Ma la domanda in fundus è: è vero che ultimamente, con gli occhialini da maestrina, la mia aria è cambiata… Ma Dio mio…. “Ho davvero la faccia da avvocato?!”

 

Commenti

0 commenti su “Com’è che sembro un avvocato?!”

  1. troppo lunga …. vorrei solo sapere se alla fine te l’han tolta la multa … ahahah